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Che vuol dire “mecha-gotico”? Un viaggio dietro le quinte di “Primo Demone”

2026-02-23 19:23

Giuseppe Rungetti

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Che vuol dire “mecha-gotico”? Un viaggio dietro le quinte di “Primo Demone”

Quando si crea un’ambientazione narrativa, una delle prime sfide è trovare un’etichetta che ne catturi l’essenza.

Quando si crea un’ambientazione narrativa, una delle prime sfide è trovare un’etichetta che ne catturi l’essenza. A volte, le definizioni esistenti non bastano. Per l’universo della serie “7 Demoni per Niccolò Solvanar, Inquisitore” e, conseguentemente, per il romanzo "Primo Demone: Gli Occhi della Strega", mi sono trovato di fronte a questa necessità: dovevo coniare un termine che descrivesse una fusione unica, un’atmosfera mai incontrata prima.

Il termine che alla fine è uscito fuori, quasi naturalmente, è: mecha-gotico.

Ma cosa significa esattamente “mecha-gotico”? E come ha preso forma nel nostro romanzo?

 

Parte 1: Le Radici dell’Oscurità – Il Gotico

Per capire il mecha-gotico, dobbiamo prima fare un passo indietro e scomporlo nei suoi due elementi fondamentali. Il primo, e forse il più evocativo, è “gotico”.

 

Il gotico non è solo lo stile artistico e architettonico fatto di cattedrali imponenti, archi a sesto acuto e gargoyle dalle espressioni grottesche o minacciose che si diffuse dalla Francia in tutta l’Europa tra il XIII e il XV secolo. È, bensì, un intero immaginario letterario e artistico. Senza aver nessuna ambizione (me ne guardo bene) di voler trattare in questa sede la nascita e l’evoluzione del genere letterario (cosa che lascio volentieri agli esperti), sembra giusto contestualizzare di cosa stiamo parlando.

Il Castello di Otranto di Horace Walpole, il Vampiro di John Polidori, il Frankenstein di Mary Shelley, il Dracula di Bram Stoker e gran parte dei racconti di Edgar Allan Poe, sono tutti fulgidi esempi del genere letterario del c.d. “romanzo gotico”.

Ma cosa hanno esattamente in comune tutti questi racconti?

 

  • Le atmosfere cupe e opprimenti: Castelli in rovina, abbazie diroccate, cimiteri nebbiosi. Luoghi dove il passato incombe sul presente.
  • Il soprannaturale e l’irrazionale: Fantasmi, mostri, maledizioni. La sensazione che esistano forze al di là della comprensione umana.
  • La tensione psicologica: Il terrore non è solo esteriore, ma nasce dall’interno dei personaggi. La follia, l’ossessione, i segreti inconfessabili sono temi centrali.
  • Il sublime: Un misto di meraviglia e orrore di fronte alla grandezza della natura o di eventi catastrofici.

 

Il gotico è, in essenza, il romanticismo nella sua versione più oscura. È il fascino per tutto ciò che è decadente, misterioso, terrificante. È l’ombra che, dopo l’ondata del secolo dei lumi, si allunga sino a ottenebrare la ragione, sovrastandola.

 

Parte 2: L’Eco del Futuro – Il Mecha

L’altro pilastro del nostro termine è “mecha”, un termine che proviene direttamente dalla cultura pop giapponese. “Mecha” è intuibilmente l’abbreviazione di mechanical, e si riferisce prevalentemente a un genere di fantascienza dominato da giganteschi robot da combattimento.

 

Per farsi un’idea chiara di cosa sia il genere “mecha” basti guardare a quanto creato dal seminale Go-Nagai con i suoi “Super Robot” Mazinga/Goldrake/Jeeg/Jetta-robot e successori degli anni ’60 e ‘70, successivamente innovato (anzi, più correttamente stravolto con l'introduzione dei "Real Robot") da serie come Mobile Suit Gundam di Yoshiyuki Tomino e Hajime Yatate o più tardi, innovando ancora, da serie come Neon Genesis Evangelion di Hideaki Anno. Tra i tanti e molteplici elementi distintivi, se ne possono individuare alcuni particolarmente ricorrenti:

 

  • La tecnologia avanzata: Robot colossali, armi avveniristiche, intelligenze artificiali, astronavi, software avanzatissimi (per l’epoca), computer dotati di personalità.
  • Conflitto su larga scala: Guerre tra fazioni, invasioni aliene, catastrofi globali.
  • Ambientazioni distopiche e/o post-apocalittiche: Mondi devastati dalla guerra o governati da regimi totalitari (come ad es. in M.S. Gundam) o umanità che ha faticosamente ricostruito il proprio mondo dopo un cataclisma (come ad es. in N.G.E.).
  • Il rapporto uomo-macchina: Spesso, i piloti sviluppano un legame quasi simbiotico con i loro robot, divenendone parte integrata (come Hiroshi il pilota/testa di Jeeg-Robot) esplorando temi come l’identità, l’umanità e il sacrificio.

 

Il mecha è, in conclusione, la rappresentazione della potenza tecnologica, della sua capacità di creare e distruggere. È l’epica del futuro, combattuta con acciaio, circuiti e software sempre più avanzati.

 

Parte 3: La Fusione – Nascita del Mecha-Gotico

Cosa succede quando questi due mondi, apparentemente agli antipodi, si scontrano? Nasce il mecha-gotico.

 

Non si tratta semplicemente di mettere un robot in un castello. La fusione è molto più profonda e organica. Nel nostro universo, il mecha-gotico è l’estetica di un mondo che ha vissuto un’apocalisse tecnologica – la “Guerra delle Anime” – e che ora cerca di ricostruire un ordine basato sulla fede e la superstizione, pur essendo letteralmente circondato dalle carcasse dei suoi vecchi “dèi” di metallo.

 

Provate ad immaginare:

  • Alte cattedrali le cui guglie sono tralicci di ferro che sorreggono vecchie antenne/paraboliche contorte e i cui rosoni sono giganteschi ingranaggi arrugginiti.
  • Palazzi storici le cui mura di pietra inglobano piastre di titanio e circuiti spenti e resti di demoni-macchina abbattuti.
  • I gargoyle che in realtà sono le teste di droni da combattimento ora fusi con statue di pietra spezzate dalla guerra.
  • Le reliquie tecnologiche che non sono altro che componenti tecnologiche dal potere dimenticato, venerate (dagli eretici tecno-recidivi) o temute con nuova superstizione.

 

Il mecha-gotico è il risultato di una civiltà che vive sulle rovine di un passato che non comprende più, un passato che teme e venera allo stesso tempo. È il sacro che si appropria del profano, la fede che cerca di esorcizzare la tecnologia.

 

Il Mecha-Gotico in “Primo Demone: Gli Occhi della Strega”

Nei nostri romanzi il mecha-gotico non è solo estetica, non è solo uno sfondo, ma è un elemento vivo della narrazione.

I luoghi dell’azione principale, il borgo di Marilianum, Napoli e Roma, sono l’epitome del mecha-gotico. Sono luoghi dove le lanterne a gas illuminano strade su cui incombono i resti di macchine colossali, dove la Nuova Inquisizione predica contro la tecnologia da pulpiti costruiti con pezzi di gigantesche macchine demoniache esorcizzate e abbattute. Sono architettura, monito e testimonianza al tempo stesso.

 

Questa fusione ha permesso di esplorare temi a noi molto cari:

 

Il conflitto tra scienza e fede: Cosa succede quando la tecnologia diventa così potente da essere percepita come magia? Il tema è molto più attuale di quanto possa sembrare. Il conflitto tra pseudo scienze e Scienza, non è un tema solo del lontano passato, ma sono un tema del 2020 (si veda quello che è accaduto durante il Covid) così come del 2026 … o del 2096!!!

La memoria e l’oblio: Come una società elabora un trauma collettivo come una guerra contro le macchine? Dimenticando, demonizzando, sacralizzando.

La natura del “mostro”: In un mondo pieno di carcasse di demoni-macchina, il vero orrore è ancora quello che si annida nell’animo umano, come l’Invidia, il tema centrale del nostro primo volume.

 

Creare il “mecha-gotico” è stato per noi un modo per dare una forma visiva e tangibile a queste domande. È un’estetica che parla di decadenza e rinascita, di paura e speranza, di un passato che non vuole morire e di un futuro che è già diventato una rovina.

 

 

 

Spero che questo viaggio dietro le quinte vi abbia incuriosito. Il mondo di “Primo Demone” è un luogo oscuro e complesso, e il mecha-gotico è la sua anima di pietra e metallo.

 

Se volete immergervi in queste atmosfere e scoprire i misteri che si celano a Marilianum, potete pre-ordinare la vostra copia di “Primo Demone: Gli Occhi della Strega” e aiutarci a dare vita a questo universo.

 

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