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Che vuol dire “mecha-gotico”? Un viaggio dietro le quinte di “7 Demoni”

2026-02-26 10:57

Giuseppe Rungetti

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Che vuol dire “mecha-gotico”? Un viaggio dietro le quinte di “7 Demoni”

Quando si crea un’ambientazione narrativa, una delle prime sfide è trovare un’etichetta che ne catturi l’essenza.

Quando si crea un’ambientazione narrativa, una delle prime sfide è trovare un’etichetta che ne catturi l’essenza. A volte, le definizioni esistenti non bastano. Per l’universo della serie “7 Demoni per Niccolò Solvanar, Inquisitore” e, conseguentemente, per il romanzo "Primo Demone: Gli Occhi della Strega", mi sono trovato di fronte a questa necessità: dovevo coniare un termine che descrivesse una fusione unica, un’atmosfera mai incontrata prima.

Il termine che alla fine è uscito fuori, quasi naturalmente, è: mecha-gotico.

Ma cosa significa esattamente “mecha-gotico”? E come ha preso forma nel nostro romanzo?

 

Le Radici dell’Oscurità – Il Gotico

Per capire il mecha-gotico, dobbiamo prima fare un passo indietro e scomporlo nei suoi due elementi fondamentali. Il primo, e forse il più evocativo, è “gotico”.

 

Il gotico non è solo lo stile artistico e architettonico fatto di cattedrali imponenti, archi a sesto acuto e gargoyle dalle espressioni grottesche o minacciose che si diffuse dalla Francia in tutta l’Europa tra il XIII e il XV secolo. È, bensì, un intero immaginario letterario e artistico. Senza aver nessuna ambizione (me ne guardo bene) di voler trattare in questa sede la nascita e l’evoluzione del genere letterario (cosa che lascio volentieri agli esperti), sembra giusto contestualizzare di cosa stiamo parlando.

Il Castello di Otranto di Horace Walpole, il Vampiro di John Polidori, il Frankenstein di Mary Shelley, il Dracula di Bram Stoker e gran parte dei racconti di Edgar Allan Poe, sono tutti esempi molto rappresentativi del genere letterario del c.d. “romanzo gotico”.

Ma cosa hanno esattamente in comune tutti questi racconti?

 

  • Le atmosfere cupe e opprimenti: Castelli in rovina, abbazie diroccate, cimiteri nebbiosi. Luoghi dove il passato incombe sul presente.
  • Il soprannaturale e l’irrazionale: Fantasmi, mostri, maledizioni. La sensazione che esistano forze al di là della comprensione umana.
  • La tensione psicologica: Il terrore non è solo esteriore, ma nasce dall’interno dei personaggi. La follia, l’ossessione, i segreti inconfessabili sono temi centrali.
  • Il sublime: Un misto di meraviglia e orrore di fronte alla grandezza della natura o di eventi catastrofici.

 

Il gotico è, in essenza, il romanticismo nella sua versione più oscura. È il fascino per tutto ciò che è decadente, misterioso, terrificante. È l’ombra che, dopo l’ondata del secolo dei lumi, si allunga sino a ottenebrare la ragione, sovrastandola.

 

L’Eco del Futuro – Il Mecha

L’altro pilastro del nostro termine è “mecha”, un termine che proviene direttamente dalla cultura pop giapponese. “Mecha” è intuibilmente l’abbreviazione di mechanical, e si riferisce prevalentemente a un genere di fantascienza dominato da giganteschi robot da combattimento.

 

Per farsi un’idea chiara di cosa sia il genere “mecha” basti guardare a quanto creato dal seminale Go Nagai con i suoi “Super Robot” Mazinga/Goldrake/Jeeg/Getta-robot e successori degli anni ’60 e ‘70, poi innovato (anzi, più correttamente, stravolto con l'introduzione dei "Real Robot") da serie come Mobile Suit Gundam di Yoshiyuki Tomino e Hajime Yatate o più tardi, evoluto ancora, da serie come Neon Genesis Evangelion di Hideaki Anno. Tra i tanti e molteplici elementi distintivi, se ne possono individuare alcuni particolarmente ricorrenti:

 

  • La tecnologia avanzata: Robot colossali, armi avveniristiche, intelligenze artificiali, astronavi, software avanzatissimi (per l’epoca), computer dotati di personalità.
  • Conflitto su larga scala: Guerre tra fazioni, invasioni aliene, catastrofi globali.
  • Ambientazioni distopiche e/o post-apocalittiche: Mondi devastati dalla guerra o governati da regimi totalitari (come ad es. in M.S. Gundam) o umanità che ha faticosamente ricostruito il proprio mondo dopo un cataclisma (come ad es. in N.G.E.).
  • Il rapporto uomo-macchina: Spesso, i piloti sviluppano un legame quasi simbiotico con i loro robot, divenendone parte integrata (come Hiroshi il pilota/testa di Jeeg-Robot) esplorando temi come l’identità, l’umanità e il sacrificio.

 

Il mecha è, in conclusione, la rappresentazione della potenza tecnologica, della sua capacità di creare e distruggere. È l’epica del futuro, combattuta con acciaio, circuiti e software sempre più avanzati.

 

La Fusione – Nascita del Mecha-Gotico

Cosa succede quando questi due mondi, apparentemente agli antipodi, si scontrano? Nasce il mecha-gotico.

 

Non si tratta semplicemente di mettere un robot in un castello. La fusione è molto più profonda e organica. Nel nostro universo, il mecha-gotico è l’estetica di un mondo che ha vissuto un’apocalisse tecnologica – la “Guerra delle Anime” – e che ora cerca di ricostruire un ordine basato sulla fede e la superstizione, pur essendo letteralmente circondato dalle carcasse dei suoi vecchi “dèi” di metallo.

 

Provate ad immaginare:

  • Alte cattedrali le cui guglie sono tralicci di ferro che sorreggono vecchie antenne/paraboliche contorte e i cui rosoni sono giganteschi ingranaggi arrugginiti.
  • Palazzi storici le cui mura di pietra inglobano piastre di titanio e circuiti spenti e resti di demoni-macchina abbattuti.
  • I gargoyle che in realtà sono le teste di droni da combattimento ora fusi con statue di pietra spezzate dalla guerra.
  • Le reliquie tecnologiche che non sono altro che componenti tecnologiche dal potere dimenticato, venerate (dagli eretici tecno-recidivi) o temute con nuova superstizione.

 

Prendiamo Roma, per esempio. In "Primo Demone: Gli Occhi della Strega", la Città Eterna è un guscio della sua antica gloria, un monumento alla vittoria della resilienza umana sulla tecnologia. È una città che mostra con orgoglio le sue cicatrici: cupole che espongono il loro scheletro annerito, monumenti decapitati e chiese "orfane" delle loro gemelle, come Santa Maria dei Miracoli in Piazza del Popolo.

Ma è proprio qui che il mecha-gotico prende vita. Il campanile di Santa Maria dei Miracoli è stato ripristinato usando un arto di un demone-macchina, le cui dita metalliche ora sorreggono le campane. Tre enormi pistoni idraulici hanno rimpiazzato le colonne del pronao. Nella vicina Basilica di Santa Maria del Popolo, la fusione è ancora più radicale: la chiesa è "infettata" da un tecno-virus, con marmi e metalli che si alternano senza soluzione di continuità. Schegge di titani esplosi sono state lasciate conficcate nei dipinti di Raffaello, come artigli che fuoriescono dalla tela. Nella navata, demoni-macchina alti quattro metri sono immobilizzati nell'atto di attaccare i fedeli, mentre un gigantesco arto aracniforme è piantato in mezzo agli altari. È una Roma dove il sacro e il tecno-profano non sono più distinti, ma fusi in un’unica, terrificante entità.

 

Il mecha-gotico è il risultato di una civiltà che vive sulle rovine di un passato che non comprende più, un passato che teme e venera allo stesso tempo. È il sacro che si appropria del profano, la fede che cerca di esorcizzare la tecnologia.

 

Mecha-Gotico vs. Steampunk e Cyberpunk

Per comprendere meglio la sua unicità, può essere utile confrontare il mecha-gotico con altri generi simili. 

A differenza dello steampunk, che immagina un’estetica vittoriana dominata dalla tecnologia a vapore (ingranaggi, ottone, dirigibili), il mecha-gotico non ha un’atmosfera nostalgica o avventurosa. È più cupo, spirituale e post-apocalittico. La tecnologia non è una nuova frontiera, ma una rovina del passato.

E si distingue anche dal cyberpunk, che pure esplora il rapporto uomo-macchina in contesti urbani e distopici. Il cyberpunk è neon, metropoli, hacker e corporazioni. Il mecha-gotico è oscurità, cattedrali, inquisitori e reliquie. Se il cyberpunk è la ribellione contro un futuro oppressivo, il mecha-gotico è la lotta per sopravvivere a un passato che non si riesce a seppellire. 

Potremmo dire, tutto sommato, che prende in prestito l’imponenza tecnologica di universi come Warhammer 40.000, ma la cala in un contesto più intimo e spirituale, dove il sacro e il profano non sono solo in conflitto, ma fusi in un’unica, terrificante entità.

 

Il Mecha-Gotico in “Primo Demone: Gli Occhi della Strega”

Nei nostri romanzi il mecha-gotico non è solo estetica, non è solo uno sfondo, ma è un elemento vivo della narrazione.

I luoghi dell’azione principale, il borgo di Marilianum, Napoli e Roma, sono l’epitome del mecha-gotico. Sono luoghi dove le lanterne a gas illuminano strade su cui incombono i resti di macchine colossali, dove la Nuova Inquisizione predica contro la tecnologia da pulpiti costruiti con pezzi di gigantesche macchine demoniache esorcizzate e abbattute. Sono architettura, monito e testimonianza al tempo stesso.

 

Questa fusione ha permesso di esplorare temi a noi molto cari:

 

Il conflitto tra scienza e fede: Cosa succede quando la tecnologia diventa così potente da essere percepita come magia? Il tema è molto più attuale di quanto possa sembrare. Il conflitto tra pseudo scienze e Scienza, non è un tema solo del lontano passato, ma sono un tema del 2020 (si veda quello che è accaduto durante il Covid) così come del 2026 … o del 2096!!!

La memoria e l’oblio: Come una società elabora un trauma collettivo come una guerra contro le macchine? Dimenticando, demonizzando, sacralizzando.

La natura del “mostro”: In un mondo pieno di carcasse di demoni-macchina, il vero orrore è ancora quello che si annida nell’animo umano, come l’Invidia, il tema centrale del nostro primo volume.

 

Creare il “mecha-gotico” è stato per noi un modo per dare una forma visiva e tangibile a queste domande. È un’estetica che parla di decadenza e rinascita, di paura e speranza, di un passato che non vuole morire e di un futuro che è già diventato una rovina.

 

Ma il mecha-gotico non è solo un esercizio di stile. Vuole essere anche una metafora delle nostre ansie contemporanee. Viviamo in un mondo dominato da una tecnologia che spesso non comprendiamo fino in fondo – algoritmi che decidono cosa vediamo, intelligenze artificiali che creano arte, dispositivi che ascoltano le nostre conversazioni. Come diceva Arthur C. Clarke, "ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia".

Il nostro mondo narrativo porta questa idea alle estreme conseguenze: la tecnologia è diventata così potente e incomprensibile da essere percepita come demoniaca, qualcosa da temere, esorcizzare, vietare e, di conseguenza, per alcuni, venerare con superstizione. 

Il mecha-gotico, quindi, non è solo un futuro distopico, ma uno specchio deformato del nostro presente, un modo per esplorare il nostro rapporto ambivalente con la tecnologia che ci circonda: ne siamo dipendenti, ma allo stesso tempo ne temiamo il potere (e forse dovremmo farlo di più).

 

Spero che questo viaggio dietro le quinte vi abbia incuriosito. Il mondo di “Primo Demone” è un luogo oscuro e complesso, e il mecha-gotico è la sua anima di pietra e metallo.

 

Se volete immergervi in queste atmosfere e scoprire i misteri che si celano a Marilianum, potete pre-ordinare la vostra copia di “Primo Demone: Gli Occhi della Strega” e aiutarci a dare vita a questo universo.

 

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